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Gestione Ratei e Risconti: approfondiamo insieme cosa sono e come si gestiscono!

ratei e risconti Jan 26, 2026
 

GESTIONE RATEI E RISCONTI: FONDAMENTI CONTABILI E LOGICA DELLA COMPETENZA ECONOMICA

La gestione ratei e risconti rappresenta uno degli snodi tecnici più delicati della contabilità generale, poiché incide direttamente sulla corretta determinazione del reddito d’esercizio e sulla rappresentazione del capitale di funzionamento. Ratei e risconti non sono semplici voci di raccordo, ma strumenti concettuali attraverso i quali la contabilità applica in modo concreto il principio della competenza economica, cardine dell’intero sistema di bilancio. Tale principio impone che costi e ricavi siano imputati all’esercizio cui si riferiscono economicamente, indipendentemente dal momento in cui avviene la loro manifestazione finanziaria. In assenza di ratei e risconti, il risultato economico sarebbe fortemente condizionato dalle tempistiche di incasso e pagamento, producendo una rappresentazione distorta della performance aziendale.

Dal punto di vista teorico, ratei e risconti si collocano nella categoria delle scritture di assestamento, ovvero quelle scritture che intervengono a fine esercizio per “aggiustare” i valori rilevati durante l’anno sulla base della manifestazione finanziaria. Nel corso dell’esercizio, infatti, la contabilità generale registra principalmente fatti di gestione esterna, cioè operazioni che comportano un flusso monetario o la nascita di un credito o di un debito. Tuttavia, non tutte queste operazioni coincidono perfettamente con l’arco temporale dell’esercizio amministrativo. Molti costi e ricavi maturano nel tempo, in modo continuativo, e spesso si collocano “a cavallo” tra due esercizi. È proprio in questo spazio temporale che si inserisce la gestione ratei e risconti, con la funzione di attribuire correttamente tali componenti di reddito.

I ratei sono quote di costi o di ricavi di competenza dell’esercizio, la cui manifestazione finanziaria avverrà in un esercizio successivo. Essi rappresentano, quindi, valori economici già maturati ma non ancora rilevati in contabilità, poiché non si è verificato l’evento finanziario che ne ha reso certa l’esistenza. I risconti, al contrario, sono quote di costi o ricavi già manifestatisi finanziariamente, ma di competenza di esercizi futuri. In questo caso, la contabilità ha già registrato il costo o il ricavo in base alla fattura o al pagamento, ma è necessario rinviarne una parte al futuro per rispettare la competenza economica.

La gestione ratei e risconti consente dunque di separare il momento finanziario dal momento economico, rendendo il bilancio uno strumento di rappresentazione della realtà gestionale e non un semplice rendiconto di cassa. Dal punto di vista patrimoniale, ratei e risconti assumono una duplice natura. I ratei attivi e i risconti attivi sono iscritti nell’Attivo dello Stato Patrimoniale, poiché rappresentano diritti o benefici economici futuri. I ratei passivi e i risconti passivi trovano invece collocazione nel Passivo, in quanto esprimono obbligazioni o ricavi anticipati che vincolano la gestione futura.

Un aspetto fondamentale è che ratei e risconti riguardano esclusivamente componenti di reddito comuni a due o più esercizi e la cui entità varia in funzione del tempo. Non possono essere utilizzati, ad esempio, per correggere errori di valutazione o per anticipare costi e ricavi privi di un reale processo di maturazione temporale. Questa caratteristica temporale è l’elemento distintivo che rende la gestione ratei e risconti uno strumento tecnico rigoroso e non discrezionale. La corretta applicazione di questi istituti è essenziale per garantire la rappresentazione veritiera e corretta del bilancio e per assicurare la confrontabilità dei risultati economici tra esercizi successivi.

RATEI ATTIVI E PASSIVI: RICONOSCIMENTO DEI COSTI E RICAVI MATURATI

Nel contesto della gestione ratei e risconti, i ratei svolgono la funzione di integrare la contabilità con costi e ricavi che, pur essendo di competenza dell’esercizio, non sono stati ancora rilevati per mancanza della manifestazione finanziaria. Il rateo, quindi, è una scrittura di integrazione, poiché aggiunge al sistema contabile un valore economico che altrimenti resterebbe escluso dal risultato d’esercizio. La logica sottostante è quella di riconoscere che il processo economico si è già realizzato, anche se il flusso monetario avverrà solo in futuro.

I ratei attivi rappresentano quote di ricavi già maturati nell’esercizio ma che saranno incassati in un esercizio successivo. Tipici esempi sono gli interessi attivi su depositi bancari maturati nell’ultimo periodo dell’anno ma liquidati l’anno seguente, oppure i canoni di locazione attivi relativi a periodi già trascorsi ma fatturati successivamente. In questi casi, l’impresa ha già “guadagnato” il ricavo dal punto di vista economico, e non rilevarlo significherebbe sottostimare il reddito dell’esercizio. Dal punto di vista contabile, il rateo attivo è un valore non numerario attivo che confluisce nello Stato Patrimoniale e che verrà stornato nell’esercizio successivo al momento della rilevazione finanziaria.

I ratei passivi, invece, sono quote di costi già maturati nell’esercizio ma che saranno pagati in futuro. Rientrano in questa categoria, ad esempio, gli interessi passivi su finanziamenti, i canoni di locazione pagati in via posticipata, o le retribuzioni accessorie maturate dai dipendenti ma liquidate successivamente. La mancata rilevazione di un rateo passivo comporterebbe una sovrastima dell’utile, poiché il bilancio non terrebbe conto di un costo effettivamente sostenuto dal punto di vista economico. Nella gestione ratei e risconti, il rateo passivo è un valore finanziario presunto che trova collocazione nel Passivo dello Stato Patrimoniale, rappresentando un debito stimato verso terzi.

Un elemento centrale nella corretta rilevazione dei ratei è la determinazione della quota di competenza. Poiché ratei e risconti si basano sul fattore tempo, il criterio di calcolo più diffuso è quello pro rata temporis. Ciò implica che il valore complessivo del costo o del ricavo venga suddiviso in base ai giorni o ai mesi di competenza dell’esercizio. Questo calcolo deve essere effettuato con coerenza e sistematicità, evitando approssimazioni che potrebbero compromettere l’attendibilità del bilancio.

La gestione ratei e risconti richiede inoltre un’attenta valutazione della certezza del componente di reddito. I ratei possono essere iscritti solo se il costo o il ricavo è certo nell’esistenza e determinabile nell’ammontare, anche se non ancora liquidato. In caso contrario, si ricadrebbe nell’ambito degli accantonamenti a fondi rischi, che rispondono a una logica diversa. Questa distinzione è fondamentale per evitare improprie sovrapposizioni tra strumenti contabili che hanno finalità differenti.

RISCONTI ATTIVI E PASSIVI: COSTI E RICAVI SOSPESI NEL TEMPO

I risconti costituiscono l’altra grande categoria della gestione ratei e risconti e svolgono una funzione speculare rispetto ai ratei. Se i ratei servono a integrare la contabilità con componenti maturati ma non ancora rilevati, i risconti hanno lo scopo di rettificare costi o ricavi già registrati, rinviandone una quota agli esercizi futuri. Anche in questo caso, il principio guida è sempre la competenza economica, che impone di attribuire a ciascun esercizio solo i costi e i ricavi che lo riguardano effettivamente.

I risconti attivi rappresentano quote di costi già sostenuti finanziariamente ma di competenza di esercizi futuri. Un esempio classico è il pagamento anticipato di un premio assicurativo o di un canone di locazione. In questi casi, l’impresa ha già effettuato il pagamento e ha rilevato il costo in contabilità, ma una parte di tale costo si riferisce a periodi successivi alla chiusura dell’esercizio. La gestione ratei e risconti impone quindi di stornare la quota non di competenza, iscrivendo un risconto attivo nello Stato Patrimoniale. Questo valore rappresenta un beneficio economico futuro, ossia il diritto a usufruire di un servizio già pagato.

I risconti passivi, al contrario, riguardano ricavi già incassati o fatturati ma di competenza di esercizi futuri. Un caso tipico è l’incasso anticipato di un affitto attivo o di un abbonamento pluriennale. Anche se il ricavo è già stato incassato, dal punto di vista economico non è ancora maturato interamente, poiché il servizio verrà erogato nel tempo. La quota di ricavo non di competenza deve quindi essere rinviata al futuro mediante l’iscrizione di un risconto passivo, che rappresenta un vincolo per la gestione futura.

Nella gestione ratei e risconti, i risconti assumono una particolare rilevanza per la corretta determinazione del risultato economico. Senza di essi, l’utile o la perdita dell’esercizio sarebbe influenzata da anticipazioni o posticipazioni finanziarie che nulla hanno a che vedere con l’effettiva performance economica. Dal punto di vista patrimoniale, i risconti consentono di trasferire correttamente al futuro costi e ricavi, garantendo la continuità dei valori tra un esercizio e l’altro.

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la durata dei risconti. Essi possono essere annuali o pluriennali, a seconda della durata del contratto o del servizio cui si riferiscono. In presenza di risconti pluriennali, è necessario monitorare nel tempo il loro progressivo riassorbimento, assicurando che ogni esercizio sia gravato solo dalla quota di competenza. Questo richiede un sistema contabile ordinato e una costante attenzione in sede di chiusura di bilancio.

ESEMPI PRATICI DI GESTIONE RATEI E RISCONTI IN CONTABILITÀ

Per comprendere appieno la gestione ratei e risconti, è utile analizzare alcuni esempi pratici che mostrano come questi strumenti operino concretamente nella contabilità aziendale. Si consideri un’impresa che paga il 1° ottobre un premio assicurativo annuale pari a 12.000 euro, relativo al periodo 1° ottobre dell’anno X – 30 settembre dell’anno X+1. Al momento del pagamento, l’intero importo viene rilevato come costo. Tuttavia, al 31 dicembre dell’anno X, solo tre mesi sono di competenza dell’esercizio, mentre i restanti nove mesi riguardano l’esercizio successivo. In sede di assestamento, sarà necessario rilevare un risconto attivo pari a 9.000 euro, rinviando tale quota al futuro.

Un secondo esempio riguarda un canone di locazione pagato in via posticipata. Supponiamo che un’impresa utilizzi un immobile per i mesi di novembre e dicembre dell’anno X, ma riceva la fattura e paghi il canone solo a gennaio dell’anno X+1. In questo caso, al 31 dicembre dell’anno X non è stato rilevato alcun costo, nonostante il servizio sia stato goduto. La gestione ratei e risconti impone quindi di rilevare un rateo passivo per la quota di costo relativa ai due mesi, assicurando che il conto economico dell’anno X rifletta correttamente il costo sostenuto.

Un esempio di rateo attivo può riguardare gli interessi su un deposito bancario. Se gli interessi maturano giorno per giorno ma vengono liquidati solo a fine trimestre, al 31 dicembre l’impresa avrà maturato una quota di interessi che non è ancora stata incassata. Anche in questo caso, la mancata rilevazione del rateo attivo comporterebbe una sottostima del reddito. Con la scrittura di rateo, il ricavo viene correttamente attribuito all’esercizio di competenza.

Infine, un esempio di risconto passivo può essere rappresentato dall’incasso anticipato di un affitto attivo annuale. Se il locatario paga in anticipo l’intero canone per l’anno successivo, l’impresa locatrice non può imputare l’intero importo a ricavo dell’esercizio corrente. La gestione ratei e risconti richiede quindi di rilevare un risconto passivo, che verrà progressivamente stornato a ricavo negli esercizi successivi.

Questi esempi dimostrano come ratei e risconti siano strumenti indispensabili per garantire la corretta applicazione del principio di competenza e per fornire una rappresentazione fedele della realtà economica aziendale. Una gestione rigorosa di tali istituti consente di evitare distorsioni nei risultati, migliorare la qualità dell’informazione contabile e supportare decisioni gestionali più consapevoli. 

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